venerdì 20 aprile 2018

XXI aprile ... Roma e basta

L'ansa del Campo Marzio (da Google Earth)
La Storia mi appassiona e purtroppo la Storia è maestra di vita. Il suo insegnamento non lascia scampo: l’uomo non cambierà mai. È inutile sperare in un mondo migliore, i genocidi c’erano diecimila anni fa e continuano impunemente ancora. Non provo più alcun interesse per le passioni di un tempo ma c’è sempre una luce che illumina la mia esistenza: Roma. È bellissimo studiarla in tutte le sue epoche, immaginarla senza automobili in giro, percorrerla in lungo e in largo dall’alba al tramonto, esplorarla addirittura sotto il piano stradale. Roma è la mia sicurezza; se sono triste mi basta salire sul Gianicolo al tramonto e guardare l’ansa del Campo Marzio sottostante, cercando di riconoscere palazzi e piazze. Cara Roma, il XXI aprile sarà il tuo compleanno, perciò ti regalerò, come ogni anno, un pezzo di cuore.

lunedì 26 marzo 2018

Una cura d'altri tempi


A volte gli antichi libri di storia restituiscono leggende che rivelano abitudini davvero bizzarre. Nel V secolo a.C. lo storico Erodoto raccontò la strana vicenda del sovrano egizio Ferone/Nencoreus (Storie, II, 111), figlio di uno dei tre faraoni denominati Sesostri, appartenenti alla XII dinastia (1991-1786 a.C.). Un giorno Ferone stava navigando sul Nilo con la sua imbarcazione quando, innervosito dalle acque agitate e dall’osservazione dei danni causati dalla piena del fiume, scagliò in acqua una lancia. Il Nilo non la prese bene e così Ferone divenne cieco. Trascorsi dieci anni un oracolo incontrò il sovrano, informandolo che per recuperare la vista avrebbe dovuto bagnare gli occhi con l’urina di una donna che avesse avuto rapporti solo con il proprio marito. Essendo sposato, il faraone immaginò che la guarigione fosse a portata di mano, tuttavia, dopo aver bagnato gli occhi con l’urina della moglie non accadde nulla, allora provò con molte altre donne finché trovò quella giusta, riacquistando la vista. Inutile dire che la moglie e le altre donne, tranne l’ultima (che sposò) furono allontanate. Per la grazia ricevuta il faraone fece innalzare nel santuario di Ra a Eliopoli due obelischi alti 45 metri (100 cubiti). 

Obelisco del Circo di Caligola
(foto Marco Gradozzi)
E Roma che c’entra? Roma c’entra sempre, infatti, lo storico Plinio il Vecchio (†79 d.C.) scrisse nella sua magnifica Naturalis Historia (XXXVI, 74) che uno dei due obelischi fatti innalzare da Ferone «è a Roma, in Vaticano, nel Circo di Caligola e Nerone». Non ci sono fraintendimenti, stiamo parlando dell’obelisco portato a Roma all’epoca di Caligola (37-41 d.C.) che nel 1586 papa Sisto V fece collocare di fronte alla basilica di S. Pietro.

mercoledì 27 dicembre 2017

I Musei per noi Romani

L'ansa che racchiude il Campo Marzio (da Google Earth)
Non è mai troppo tardi. Il Comune di Roma ha finalmente concesso ai cittadini romani l’opportunità di visitare i Musei comunali ad un prezzo veramente agevolato. Dalla primavera 2018 sarà possibile acquistare con soli 5 euro la Mic card, che consentirà l’ingresso illimitato per un anno nei seguenti musei: Musei Capitolini, Museo dell’Ara Pacis, Museo dei Fori Imperiali – Mercati di Traiano, Museo di Roma, Museo di Roma in Trastevere, Galleria d’Arte Moderna, Museo della Centrale Montemartini, Musei di Villa Torlonia, Museo di Zoologia. Questi musei si aggiungono a quelli che già da anni sono ad ingresso gratuito: Museo Napoleonico, Museo di scultura antica Giovanni Barracco, Museo Carlo Bilotti, Museo Canonica, Museo delle Mura, Museo della Repubblica Romana e della Memoria garibaldina, Villa di Massenzio e Museo di Casal de’ Pazzi.

Ecco come ha commentato l’iniziativa la Sindaca Virginia Raggi: «Una grande opportunità per chi vive a Roma. Avere la possibilità di entrare nei musei e visitare liberamente le mostre, al solo costo di 5 euro l’anno, vuol dire potersi riappropriare degli spazi culturali cittadini, vuol dire sentirsi a casa in tutta Roma. Mi auguro che questo strumento permetta a chi vive nella Capitale di trascorrere più tempo nei luoghi della cultura, per conoscere, scoprire e approfondire l’immenso patrimonio storico e artistico così come la vita culturale contemporanea della nostra città».

venerdì 10 novembre 2017

La più antica insegna pubblicitaria di Roma (forse)


Piazza della Maddalena
(foto Marco Gradozzi)
È proprio vero: la pubblicità è l’anima del commercio, a maggior ragione se realizzata da un’artista e commentata da una massima religiosa. Siamo a Roma, in piazza della Maddalena, perciò è assolutamente normale che di fronte alla chiesa omonima, sullo spigolo del palazzo all’angolo tra via della Rosetta e via del Pozzo delle Cornacchie, sia stata collocata (probabilmente nel Settecento) un‘immagine della santa. Osservando con attenzione il cartiglio marmoreo posto sotto la Maddalena si nota la presenza di un’iscrizione - MAGDALA CUM LACRYMIS FUNDENS OPOBALSAMA VIXIT SIC FORTUNAE AEGRIS PHARMACA SUMPTA IUVANT - la cui traduzione è quanto meno singolare: "Maddalena si salvò spargendo gli unguenti con le lacrime, allo stesso modo i farmaci della fortuna assunti fanno bene ai malati". 

L'iscrizione nel cartiglio
(foto Marco Gradozzi)
L’ispiratore dell’epigrafe conosceva sicuramente il Vangelo di Luca (7, 36-38): «Uno dei farisei lo invitò a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola. Ed ecco una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, venne con un vasetto di olio profumato; e fermatasi dietro si rannicchiò piangendo ai piedi di lui e cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di olio profumato».

(foto Moscioni-1900)
Però perché la fortuna? E i malati? Passano i giorni ma le domande sono sempre lì, sottotraccia. Improvvisamente un colpo di fortuna … vedo lo stesso angolo della piazza rappresentato in una vecchia foto (Romualdo Moscioni 1900; per gentile concessione della Fondazione Besso). Rimango piuttosto sorpreso perché sotto il cartiglio un grande cartello reclamizza il “Gabinetto per consultazioni e cure chirurgiche diretto dal Dottor Spadaro via della Rosetta 5”. Inoltre, a sinistra della foto si nota l’insegna della (scomparsa) “Farmacia della Maddalena”. Ripenso all’iscrizione del cartiglio, ai farmaci assunti dai malati, forse c’è un collegamento.

La vista dalla sede del Nobile Collegio
(foto Marco Gradozzi)
Incuriosito dalla vicenda cerco informazioni sull’antica Farmacia della Maddalena, perciò vado a visitare l’archivio del Nobile Collegio Chimico Farmaceutico (fondato da papa Martino V nel 1429). La location è pazzesca, infatti, la sede del Collegio è all’interno di S. Lorenzo in Miranda, la chiesa costruita sui resti del tempio di Antonino e Faustina. La fortuna è dalla mia parte perché mi fa incontrare Laura, un’archivista formidabile che in poco tempo trova i documenti necessari per risolvere l’enigma. Andando a ritroso nel tempo spuntano gli atti di un processo intentato nel marzo 1631 a Giuliano Nanni (confettiere della Maddalena), colpevole di vendere zucchero mal conservato; all'epoca lo zucchero e le spezie venivano venduti dai farmacisti, perciò lì una farmacia esisteva fin dal Seicento. Continuiamo a cercare, poi, finalmente, la soluzione: un documento del 28 agosto 1700 che menziona il farmacista Filippo Fortuna alla Maddalena. Ora è tutto chiaro: probabilmente è proprio Filippo Fortuna il committente dell’immagine sacra e dell’iscrizione in cui si gioca sul doppio significato di "farmaci della fortuna" e "farmaci di Fortuna".

giovedì 29 giugno 2017

Nostalgia canaglia

La Girandola di Castello
(foto Marco Gradozzi)
Non vorrei sembrare patetico né nostalgico ma la Girandola, creata all'epoca di Sisto IV, sviluppata da Michelangelo e perfezionata dal Bernini, era quella che fino a due anni fa si svolgeva a Castel S. Angelo. Le tradizioni sono importanti e vanno rispettate.

domenica 11 giugno 2017

Il Battesimo è tornato in chiesa

La chiesa di S. Giovanni dei Fiorentini
in una veduta di Van Wittel (1700)
L’unicità di Roma è testimoniata da un particolare fenomeno che ha sempre caratterizzato la sua storia artistica: colonne, statue, fontane e portoni hanno una vita propria, spostandosi da una parte all'altra della città a seconda delle necessità del momento. La più recente manifestazione di tale fenomeno ha come protagonista il gruppo scultoreo che rappresenta il Battesimo di Cristo, realizzato da Francesco Mochi (1580-1654) a metà del Seicento. 

Il Battesimo di Mochi in
S. Giovanni dei Fiorentini
(foto Marco Gradozzi)
L’opera - dopo un girovagare durato quasi quattro secoli – ha trovato da pochi mesi una collocazione stabile all'interno di S. Giovanni dei Fiorentini, la chiesa romana (all'inizio di via Giulia) dedicata al santo protettore della Nazione di Firenze. L'edificio è indissolubilmente legato ai nomi di Carlo Maderno e Francesco Borromini, entrambi protagonisti della sua realizzazione, entrambi sepolti nella navata centrale. I lavori per la costruzione di S. Giovanni dei Fiorentini furono in parte finanziati dalla famiglia fiorentina dei Falconieri. Nel periodo 1646-1649 Orazio Falconieri (finanziatore della costruzione della tribuna) commissionò al Borromini i monumenti funebri familiari (altare maggiore) e una spettacolare cappella di famiglia sotterranea (tuttora visitabile). Fu proprio in quegli anni che il Falconieri contattò Francesco Mochi, commissionandogli il Battesimo di Cristo. Nel 1655 le due gigantesche statue di Mochi (315 e 340 cm) giunsero finalmente in chiesa.

Il Battesimo di Raggi in
S. Giovanni dei Fiorentini
(foto Marco Gradozzi)
Tuttavia, dopo alcuni anni, l’erede di Orazio - Paolo Francesco Falconieri – scelse un nuovo progetto, ingaggiando un collaboratore del Bernini, lo svizzero Antonio Raggi; è suo il rilievo del Battesimo di Cristo (1667-1669) collocato sull'altare maggiore. Iniziò così il singolare percorso delle due statue di Francesco Mochi: trasportate a Palazzo Falconieri (via Giulia) restarono lì fino al 1825, anno in cui la Camera Apostolica le acquistò e il Valadier le fece collocare sulla testata di Ponte Milvio. Nel 1955 il gruppo marmoreo fu spostato a Palazzo Braschi e in seguito restaurato a causa del cattivo stato di conservazione. Oggi, finalmente, il Battesimo è tornato nella sua chiesa.

La copia del Battesimo di Mochi sulla
testata di Ponte Milvio
(foto Marco Gradozzi)

sabato 31 dicembre 2016

Quando l'arancia rosseggia sui sette colli

La tomba dell'umanista Biondo Flavio (1392-1463) collocata
di fronte all'ingresso della chiesa di S. Maria in Aracoeli
(foto M. Gradozzi)
Finalmente ci siamo, tra poche ore anche l’anno 2769 della nostra amata città sarà alle spalle, perciò mi sembra legittimo formulare un augurio per il futuro … ma di che genere? Per cominciare vorrei che chi amministra il nostro Comune fosse onesto e competente, non servono proclami ideologici ma fatti concreti. Vorrei che i nostri concittadini fossero più consapevoli del privilegio di abitare a Roma; non basta un indirizzo stampato sulla carta d’identità per definirsi romano, la cittadinanza bisogna guadagnarsela, mostrando verso la città lo stesso rispetto che abbiamo verso i nostri cari. Le antiche rovine vanno carezzate, e non incise con un temperino né tantomeno imbrattate con ridicole scritte. Non so se questo avverrà mai, ma so per certo che quando tutto finirà noi saremo lì, Romani appassionati, a guardare insieme l’arancia che rosseggia sui sette colli.