mercoledì 19 febbraio 2014

L'allegro chirurgo

Lo ammetto, ho preso una cantonata; ho votato Marino con entusiasmo, sperando che fosse una persona in grado di sovvertire il lassismo e l'immobilismo dei suoi predecessori (il plurale è d'obbligo), una persona finalmente capace di mettere Roma e il suo immenso patrimonio artistico al centro della scena. Il turismo è la nostra più grande risorsa perciò strade, servizi e monumenti hanno bisogno di una cura estrema. Dopo nove mesi di mandato i risultati sono molto deludenti, e se il centro storico  è il nostro biglietto da visita ... giudicate voi.
piazza Fiammetta h. 11
piazza Lancellotti h. 11

giovedì 13 febbraio 2014

Kazzenger forever

E' tutto vero, l'immagine impressa sulla Sindone è quella di Gesù. La notizia, riportata da alcuni quotidiani, è sensazionale. Tre professori del Politecnico di Torino (Carpinteri, Lacidogna e Borla), dopo aver analizzato per l'ennesima volta il famoso lenzuolo di lino, hanno ipotizzato uno sconvolgente scenario: poche ore dopo la morte di Gesù ci fu un terribile terremoto in seguito al quale il corpo del defunto rilasciò un determinato quantitativo di neutroni che si impresse sul lenzuolo. Gli stessi neutroni alterarono il livello di C14 del tessuto, rendendo quindi impossibile la sua datazione con quel metodo. L'episodio del terremoto è (ovviamente) citato da Marco nel suo Vangelo. Incuriosito da questo studio, pubblicato sulla rivista internazionale "Meccanica", ho cercato qualche informazione sui tre ricercatori.  Alberto Carpinteri è Professore Ordinario di Scienza delle costruzioni presso il Politecnico di Torino; nel 2011 il Ministro dell'Istruzione e dell'Università Maria Stella Gelmini lo nominò presidente dell'Istituto Nazionale di Ricerca Metrologica, ma a febbraio 2013 il Carpinteri fu destituito dall'incarico, in seguito alle proteste della comunità scientifica che riteneva privi di fondamento i suoi studi sul "piezonucleare".

mercoledì 12 febbraio 2014

Se Goffredo avesse saputo

Il 6 luglio 1849 il ventunenne Goffredo Mameli moriva nell'Ospizio dei Pellegrini, un'antica struttura assistenziale trasformata in ospedale all'epoca della seconda Repubblica Romana. La permanenza di Mameli è ricordata in una targa apposta sulla facciata dell'Ospedale, in piazza della Trinità dei Pellegrini. 

Mameli è anche l'autore delle parole del nostro inno nazionale, ispirate da una magnifica visione di unità. Dopo 150 anni possiamo sicuramente dire che il povero Goffredo sacrificò la sua vita inutilmente, come testimoniano le paradossali vicende politiche di questi ultimi anni, dove si succedono governi che non hanno investitura popolare. L'Italia non è un paese per cui vale la pena di morire, ma tutto questo il povero Goffredo non lo poteva sapere. Chi invece comprese perfettamente la nostra situazione fu Freak Antoni (cantate degli Skianos) che ricordava come fosse "inutile pretendere qualcosa da un paese che ha la forma di una scarpa".

martedì 4 febbraio 2014

Via Giulia 16

Nel 1968 via Giulia era una strada viva, piena di attività commerciali e di artigiani. All'angolo con via in Caterina, dove ora c'è una banca, c'era una latteria che aveva sul bancone un grande barattolo in vetro che conteneva i classici pesci di liquirizia. Le buste del latte avevano la forma di una piramide e il tabaccaio vendeva le sigarette sfuse. Sotto casa c'era il falegname, il tappezziere, il meccanico. Era una strada come tante del centro, casinara, abitata da gente di ogni classe sociale ... bellissima. All'epoca della foto io aveva dieci anni e mia sorella sette. Arrivare tardi a scuola era impossibile perché avevamo la scuola (sia la Media sia il Liceo) a cento metri da casa. Il mercato principale era quello di Campo de' Fiori ma c'erano poi anche altri piccoli mercati sparsi per le piazzette del rione. Con gli amici di allora i luoghi deputati al gioco erano piazza Navona e la Mole Adriana, dove le partite di calcio si svolgevano nell'arco di alcune ore, con punteggi impossibili.

Poi sono arrivati gli anni Settanta, gli appartamenti furono ristrutturati e gli affittuari più disagiati se andarono incassando una piccola buonuscita. E così è cambiato il tessuto sociale sia della strada sia del centro storico. Oggi via Giulia sembra una bella addormentata, in attesa di qualcuno la riporti alla vita, quella vera.

sabato 1 febbraio 2014

Un Tevere da paura

Quando la violenza della natura irrompe nella vita di tutti i giorni la nostra reazione ondeggia sempre tra terrore e stupore. Chissà che aspetto doveva avere il fiume la notte di Natale del 1598, quando una gigantesca massa d'acqua fece addirittura crollare ponte Emilio (da allora rinominato ponte Rotto).

Se a ponte Sisto l'acqua raggiunge l'Occhialone, so' dolori

Una settimana fa

Stamattina