mercoledì 25 maggio 2016

Gli stemmi papali di Filippo Severati presso l'ospedale S. Spirito in Sassia

Il complesso del S. Spirito oggi.
(da Google Earth)
L’area su cui sorge l’antico ospedale S. Spirito in Sassia fu occupata fin dall’VIII secolo da alcuni edifici adibiti all'assistenza dei pellegrini inglesi a Roma (schola Saxonum). Nel corso dei secoli il complesso fu seriamente danneggiato finché nel 1198 Innocenzo III dei Conti di Segni (1198-1216) ottenne dal re Giovanni Senza Terra il permesso di costruire un nuovo ospedale. Nel 1470 l’edificio fu devastato da un incendio, perciò Sisto IV della Rovere (1471-1484) ne ordinò la ricostruzione. 

L'antico ospedale S. Spirito
(da Google Earth)
L’ospedale di Sisto IV era costituito da una lunga corsia rettangolare (la corsia Sistina) suddivisa in due ali da un tiburio ottagono collocato al centro della stessa. Nel 1660 Alessandro VII Chigi (1655-1667) fece costruire, partendo dal tiburio, una nuova corsia (chiamata Alessandrina), perpendicolare a quella Sistina. Alla fine del Seicento l’ospedale poteva ospitare 400 malati e offrire un ricovero a 300 zitelle. Il tiburio, che aveva la funzione di mettere in comunicazione i due bracci della corsia Sistina con la corsia Alessandrina, è alto 32 metri. 

F. Severati: stemma di Innocenzo III
(foto M. Gradozzi)
All'esterno il tiburio ottagono è diviso in due ordini; gli otto lati dell’ordine superiore sono scanditi da quattro bifore (ormai chiuse) e quattro trifore. Nel 1865 l’architetto Francesco Azzurri commissionò al pittore Filippo Severati otto maioliche (ciascun lato con trifora ne aveva due) raffiguranti gli stemmi dei papi che parteciparono alla costruzione dell’ospedale.

F. Severati: stemma di Eugenio IV
(foto M. Gradozzi)
Il pittore romano Filippo Severati (1819-1892) è noto per aver realizzato nel Cimitero Monumentale del Verano oltre 250 ritratti, utilizzando un composto speciale – la formula è ancora segreta - che ha mantenuto i colori vivi a distanza di 150 anni.


F. Severati: stemma di Pio IX
(foto M. Gradozzi)

F. Severati: stemma di Pio VI
(foto M. Gradozzi)

sabato 21 maggio 2016

La scuola di Sara Levi Nathan

Alcuni personaggi legati a un passato abbastanza vicino hanno avuto un ruolo determinante nella storia della nostra città, eppure, è come se non fossero mai esistiti. Il sindaco più amato di Roma, Ernesto Nathan (1845-1921), gode ancora del privilegio del ricordo, ma i più ignorano come la sua straordinaria carriera fosse legata alla madre, l’incredibile Sara Levi Nathan (1819-1882). Basta leggere la sua biografia per capire che forse di persone così non esiste più lo stampo. Nel 1873 Sara inaugurò in via di S. Crisogono (Trastevere) la scuola femminile Giuseppe Mazzini per garantire alle ragazze indigenti del rione un'istruzione elementare riconosciuta dallo Stato. Sara vi insegnò storia e geografia, sostituendo l’insegnamento religioso con una nuova materia denominata morale. Tra le materie d’insegnamento erano esclusi i lavori donneschi, insegnati (ovviamente) altrove. La scuola era gratuita e poteva accogliere un centinaio di ragazze; i corsi iniziavano a ottobre e terminavano a luglio. Le spese erano tutte coperte dalla famiglia Nathan che premiava anche le alunne migliori. Nel 1917 fu trasformato in Ente Morale: l’Opera Pia Sarina Nathan. La facciata della scuola è ancora lì in via di S. Crisogono, ma ignoro se sia ancora integra all'interno.